mistress Mentre mi sto preparando ad incontrarla riaffiora vivo il ricordo della volta in cui mi ha scelto.

Risento i suoi occhi neri ardenti come il peccato scrutarmi fino a strappare i miei inutili pensieri e gettarli nel fuoco, ho netta la sensazione di essere appena stato salvato dalla mia squallida vita grazie al suo profumo intenso e dolcissimo, al calore del suo corpo appena intuito, alla morbida promessa delle sue labbra, allo sfiorarmi leggero dei suoi seni rotondi ed invitanti.

Non posso uscire così, devo calmarmi, pensare ad altro.

Non riesco, il ricordo torna prepotente.

Mi ha chiesto di non soddisfarmi fino al nostro incontro. Me l’ha sussurrato mentre quel suo corpo meraviglioso accarezzava il mio ed io non son riuscito a far altro che appoggiarle le mani sui fianchi nell’inutile tentativo di trattenerla mentre già ero suo schiavo.

La sovrasto di venti centimetri ma lei mi domina, mi possiede.

Avrei fatto qualunque cosa mi avesse chiesto per non vederla sparire oltre quelle porte una volta che fossimo arrivati al piano.

Il bacio più dolce, la catena più amara.

Appoggiato alla parete del piccolo ascensore, immobile, mentre il suo splendido corpo prende possesso del mio, mentre quella bocca si avvicina vogliosa e divertita, mentre la sua lingua si insinua fra le mie labbra, rispondo vorace, mi accendo… le sue mani sul petto a fermarmi, si allontana, mi guarda e sorride.

-“Venerdì alle venti ”

L’ascensore si ferma, io sono ancora appiccicato alla parete, sto ansimando, non voglio battere le palpebre ho paura che tutto svanisca.

Le porte si aprono, fa per uscire ma ci ripensa, torna da me, si avvicina e mi sussurra:

-“Grazie. Per favore non darti piacere fino a che non ci rincontreremo.”

mistress-raccontoAppoggia la mano sul mio sesso eccitato, tanto per controllare di non essersi sbagliata, torna a sfiorarmi le labbra e sparisce tra le persone anonime che si aggirano nella hall.

Diciannove e quarantacinque, sono in anticipo. Questi ultimi minuti sono stati una deliziosa tortura.

Lei risponde al citofono allegra, mi chiede di salire, faccio con calma mi ha detto di non essere ancora pronta, sono in anticipo è vero.

Trovo la porta socchiusa mi invita ad entrare. Chiede di aspettarla in salotto, la voce proviene da una camera con la porta semiaperta, non posso evitare di guardare.

E’ completamente nuda, si sta ammirando in uno specchio ovale a figura intera mentre si spazzola i capelli neri come la notte, lunghi fino alla vita, controlla il trucco leggero.
Appoggiata la spazzola si accarezza distrattamente i seni insistendo un attimo più del necessario sui capezzoli, si gira e indossa un paio di sandali dorati completamente aperti dal tacco vertiginoso.

Quel movimento le fa contrarre i glutei che diventano marmorei, le gambe sono meravigliosamente levigate e snelle, lunghe, affusolate, mentre afferra una piccola vestaglia azzurra e l’indossa riprende a parlarmi ma non riesco a sentirla.

Mi vede.

La vestaglia resta magnificamente aperta, m’invita a entrare, non glielo faccio ripetere sono da lei, su di lei vorrei essere dentro di lei.

-“Benvenuto!”

E prende a baciarmi. Faccio per svestirmi ma mi blocca. Si stende sul letto la vestaglia completamente aperta, sorride e il suo sguardo di fuoco m’invita.

Allarga le gambe in modo naturale, posso solo inginocchiarmi e cominciare a baciare la sua voglia, liscia, calda e bagnata lasciandomi guidare dai suoi sospiri.

Lecco e succhio a lungo, m’insinuo in ogni sua piega, il clitoride non ha più segreti per me. Ha piccoli orgasmi ripetuti sottolineati dal contrarsi del ventre e dal tentativo di chiudere le gambe.

Mi accarezza i capelli e mi chiede

-“Ancora, ti prego.”

Io obbedisco. Cerco di aumentare il piacere provando a far entrare le dita ma non me lo permette.

-“Più veloce, per favore.”
prima-volta-mistressObbedisco nuovamente. Per un tempo indefinito mi dedico a lei, affino i sensi per capire cosa mi è permesso e come mi è permesso. Quando la sento venire, ansimare, muoversi, colare è infinito piacere anche per me.

Dopo l’ultimo fremito mi chiede di alzarmi.

Lei distesa sul letto ubriaca di piacere, io in piedi vestito con il membro pronto a scoppiare.

Faccio per togliermi i pantaloni ma mi blocca ancora.

-“Lo faccio io. Te lo sei meritato.”

Continuando a fissarmi lo libera, lo prende fra le labbra, lo lecca mentre mi accarezza i testicoli, chiudo gli occhi pronto al mio turno, ma la sento alzarsi ed allontanarsi.

Ti do il permesso di provare piacere, ma solo per questa volta. Fai in fretta e non sporcare.”

Così ho fatto.

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