succhiare-il-peneÈ dalla scorsa estate che ho voglia di provare l’uccello di Marco.

Da quando ho avuto la possibilità di guardarlo in costume nella piscina cittadina.

Il costume metteva in evidenza la grandezza del suo sesso e di quel fugace sguardo m’è rimasta la voglia di averlo per me, di poterlo assaggiare e misurare più volte con le mie labbra.

Da quel momento sono diventata quasi la sua schiavetta, pendevo letteralmente dalle sue labbra, facevo di tutto per farmi notare e per fargli capire che ero disposta a qualsiasi cosa pur di averlo.

Lui lo sapeva e ne approfittava senza vergogna, fino ad arrivare a dirmelo sul muso davanti ai suoi amici: sì, appena avrebbe trovato un paio di minuti me lo avrebbe fatto provare.

I suoi amici ridevano divertiti ma poi cambiavano l’espressione del viso quando mi limitavo a rispondere che sì, avrei aspettato quei due minuti.

La scorsa settimana è arrivato il momento di quei due minuti.

Ci siamo visti al mattino e lui se n’è uscito dicendo che aveva proprio voglia che qualcuna glielo succhiasse un po’, gli ho messo una mano sui pantaloni invitandolo a salire da me.

Una volta in casa mi ha spinta sulle spalle per farmi inginocchiare ma ho resistito spostandolo verso il divano, gli ho sfilato i pantaloni, mi sono spogliata e poi finalmente mi sono inginocchiata davanti al suo meraviglioso uccello già pronto per me.

Da quel momento nulla è andata nel verso che lui si aspettava.

Ho iniziato con lenti e continui baci, ogni tanto ho usato la lingua per fargli perdere il controllo.

Più volte ha provato a dare un’accelerata alla mia bocca ma alla fine s’è dovuto arrendere lasciandosi andare sul divano senza opporre altra resistenza.

L’ho portato vicino all’orgasmo un numero infinito di volte fino a quando non ho deciso che era arrivato il momento di sentirlo gridare.

Mi è bastato stringere le mie labbra sul suo sesso e agitare un po’ la mano per sentire il suo urlo liberatorio e il suo sapore nella mia bocca. Non aveva più speranze, era mio e lui lo sapeva.

Appena ha ripreso le forze s’è dedicato al mio piacere per prepararmi alla penetrazione che sarebbe durata un tempo che mi è sembrato infinito e breve al tempo stesso.

In alcuni momenti ho perso completamente il controllo, stavolta era lui a giocare con me.

Poi è stato di nuovo il mio turno e non ho voluto essere da meno, fino a quando ci siamo resi conto che i due minuti si erano dilungati fino a sera e che si sarebbero ripetuti nei giorni successivi.