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Ieri alla casa estiva di Marco sono stata una schiava perfetta

Sono fidanzata con Marco da circa un annetto e con lui è sempre andato tutto bene e a letto nessuno dei due ha mai avuto da lamentarsi.

Pur essendo alle prime esperienze, lui si è sempre dimostrato capace e disponibile ad assecondare ogni mia voglia, ed io altrettanto, almeno per quanto riguarda quelle voglie che lui mi ha confessato.

Eppure, c’è stata una perversione che non mi ha rivelato fino a poco tempo fa quando, dopo aver fatto sesso, finalmente mi ha rivelato che gli sarebbe piaciuto moltissimo se, almeno per un giorno, io gli avessi fatto da vera e propria schiava sessuale, pronta in qualsiasi momento ad assecondare ogni suo più recondito bisogno.
Sulle prime l’idea non mi piaceva molto, ma bastarono alcune sue parole rassicuranti (e un paio delle sue dita a massaggiami il clitoride) a convincermi.
Così arriviamo a quello che è successo ieri: saremmo partiti molto presto alla volta della casa delle vacanze della famiglia di marco, e ci saremmo stati tre giorni in vacanza.

Tuttavia, durante il primo giorno io sarei stata, dal momento in cui avrei varcato la soglia di casa, la sua schiava personale.
L’eccitazione tra noi era evidente, come si poteva evincere dal fatto che durante tutto il viaggio in macchina abbiamo passato il tempo a toccarci e masturbarci a vicenda.

L’atmosfera cambiò leggermente solo quando entrammo effettivamente all’interno della spaziosa villetta a due piani. L’espressione sul volto di Marco si indurì di colpo e, con voce perentoria, mi ordinò di spogliarmi ancor prima che posassi i bagagli a terra.
Un po’ scossa, presi a spogliarmi velocemente, rimanendo rapidamente nuda ed esponendo la mia terza misura bella soda, i capezzoli grandi e scuri e la mia micina depilata.

Mi sorpresi nel sentirmi già leggermente umida in mezzo alle gambe, così come mi sorprese la repentina erezione di Marco, anche lui liberatosi nel frattempo di tutti i suoi vestiti mettendo in bella mostra il suo pene.
“Ora allarga le gambe e rimani ferma così” mi disse e io subito eseguii mentre lui si metteva carponi e, all’improvviso, attaccò la sua bocca alla mia vagina.
Cominciò a leccarmi spasmodicamente e ben presto cominciai già a sentire i primi sintomi di un orgasmo ma, proprio mentre stavo per venire lui, come prevedendo il mio orgasmo, si fermò di botto e cominciò invece a leccarmi l’ano.

Fui immediatamente tentata di chiudere le gambe visto che quella era la prima volta che mi faceva qualcosa di simile ma lui, ancora anticipando le mie mosse, mi diede una forte sculacciata e disse: “Ti ho detto di non muoverti”.
E così rimasi immobile e cominciai a godermi anche quel trattamento, arrivando in pochi minuti di nuovo sull’orlo dell’orgasmo ma, ancora una volta, lui si fermò poco prima che arrivassi e si alzò di scatto.
“Fammi un pompino ora” disse mentre io ancora non mi riprendevo da quel mancato orgasmo. Accennai una protesta ma un’altra sculacciata, forse più sonora della prima, mi raggiunse, zittendomi sul nascere: “Spompinami! Ora!”.
Così feci, prendendo in bocca il suo pene, più duro di quanto non l’avessi mai visto, leccandolo dalla base alle punta, giocando coi suoi testicoli, fino ad un primo, abbondante orgasmo.

“Alzati – mi disse, ed io eseguii – Ora io porto di sopra i bagagli, tu nel frattempo prepara qualcosa da mangiare.

E mi raccomando, rimani nuda, se ti trovo con addosso anche solo un indumento che non sia al massimo un grembiule da cucina, verrai punita” e detto questo, se ne andò coi bagagli.
Rimasi interdetta dall’ordine del restare nuda, e in altre occasioni probabilmente avrei protestato, ma il giochetto mi stava piacendo e i due orgasmi mancati annebbiavano il mio giudizio.
Proprio mentre stavo cucinando, lo sentii alle mie spalle e, senza un fiato, mi penetrò.

Feci appena in tempo a spegnere i fornelli prima che lui mi facesse stendere sul tavolo e mi scopasse selvaggiamente.

Ancora una volta, si fermò poco prima che venissi e mi ordinò di fargli una spagnola, con cui venne innaffiando le mie tette.

Mi ordinò poi di servirgli la cena e, con la patata ancora fradicia, feci la brava cameriera anche quando mi chiese, come dessert, un altro pompino e nel frattempo lui riprese a sditalarmi, portandomi al limite della sopportazione.
“Sei stata brava – mi disse con un sorriso – ti sei guadagnata il diritto di venire” e, detto questo, mi prese in braccio, mi portò di sopra in camera da letto e, stendendosi sopra di me, mi penetrò selvaggiamente e, in pochi minuti, finalmente esplosi nel più squassante orgasmo della mia vita.

Quasi non mi accorsi che lui era uscito dalla mia figa per puntare direttamente sul mio culetto, che agilmente lo accolse tanto era fradicio di umori.

Continuai ad essere la sua bambola per il sesso per tutta la notte finchè questa mattina, soddisfatta, non gli ho detto: “Voglio essere la tua schiava anche oggi“.

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