Essere iscritto all’ordine dei giornalisti mi comporta alcuni oneri fastidiosi, tra questi quello di dover frequentare obbligatoriamente alcuni corsi.

Quindi ho scelto un corso il meno fastidioso possibile, in una città vicina alla mia, e un po’ controvoglia ci sono andato.

A risollevare la situazione fu l’arrivo della mia “collega” Ida.
In realtà Ida non era una proprio una collega, lavoravamo in due giornali diversi, per di più concorrenti, ma quando una vicenda giudiziaria comune tra i nostri giornali ci aveva, per forza di cose, avvicinato, nacque tra noi una certa intesa, e lei si era rivelata molto disponibile e simpatica, al limite del civettuolo.
Questo comportamento però aveva uno scopo: il suo giornale era rimasto a corto di collaboratori e lei mi aveva proposto di lavorare per loro.

Io avrei accettato al volo ma facevo il difficile, e quindi ero costantemente oggetto delle attenzioni e delle adulazioni di Ida.

Ma essere al centro dell’attenzione di una bellissima ragazza dal viso di bambola, capelli ricchi e biondi, occhi grandi color nocciola, labbra piccole ma carnose, una terza misura bella soda e un sedere anch’esso sodo ma grande, due natiche piene e ben sostenute che non ispiravano altro se non pensieri impuri di sculacciarle e penetrarne la rosellina che nascondevano, non poteva che essere un enorme piacere.
Ci salutammo calorosamente e poi lei si sedette accanto a me, dividendo un banchetto malandato.

Il corso iniziò ma io e Ida ce ne infischiammo e parlammo del più e del meno per un po’ finchè lei, guardandomi civettuosamente, poggiò la sua mano quasi nell’interno coscia.
“Allora, ha preso una decisione sulla mia offerta?”
“Non ancora… cioè, sono molto tentato, ma forse potresti aggiungerci qualcosina…”

le dissi, e nel frattempo le misi una mano sul sedere, approfittando del fatto che eravamo seduti in ultima fila.
Lei sorrise mentre la sua mano ormai era giunta sul pacco, già notevolmente gonfio: “Qui mi sembra che ci sia qualcuno molto attizzato dalla mia offerta…

però io sono fidanzata”. Era ovvio che quel tentativo di resistere era solo di facciata.
“Siamo in un’altra città, occhio non vede e cuore non duole – e nel frattempo le strinsi una natica – Io so solo che qui c’è qualcosa di molto interessante di cui vorrei approfondire la conoscenza!”
Le strappai un mugolio di sopresa, ma di risposta lei strinse il mio pene, ormai eretto: “Anche qui c’è qualcosa che mi piacerebbe provare…anche più volte, se accetterai la mia offerta”
Cominciò a masturbarmi da sopra i pantaloni, io le ficcai la mano dentro i suoi e le strinsi meglio una chiappa liscia come il velluto, poi con un dito le raggiunsi l’ano.

Il sospiro che le strappai, improvviso ed altamente erotico, per poco non mi fece venire.
“Conosco una albergo qui vicino, firmiamo il foglio di presenza e poi andiamo” le dissi.
Dopo dieci minuti di petting furtivo, firmammo e poi scappammo nell’albergo lì vicino.

Presa una camera per la notte, ci infilammo di fretta nell’ascensore dove, chiuse le porte, finalmente cominciammo a limonare selvaggiamente, le lingue che si intrecciavano furiose.

Nel frattempo le avevo aperto la stretta camicia e le avevo letteralmente strappato il reggiseno, liberando due magnifici globi di alabastro sormontati da piccoli capezzoli rosati ben eretti che cominciai subito a stuzzicare.

Vagammo per i corridoi praticamente mezzi nudi e finalmente raggiungemmo la camera, dove gettai di forza Ida sul letto.

Mi stesi su di lei e la presi dolcemente per il collo, cominciandole a mordicchiarle i capezzoli: “Ora comando io.

Fa’ quello che voglio e domani lavoreremo insieme”. La denudai completamente, mordendole via il perizoma, poi mi girai su di lei per un 69 che lei approvò senza fiatare; così mi ritrovai a gustarmi la sua dolce fichetta e il ciuffo di peli biondi che la sormontava mentre Ida, espertissima, si faceva scopare in bocca.
Urlò, venne rilasciando del dolce nettare, e a quel punto mi alzai e la feci mettere a pecorina. Impugnai saldamente il mio pene e la penetrai con un solo colpo, strappandole un urletto ma dandomi subito da fare.

A ritmo forsennato cominciai a pomparla, facendola venire un’altra volta, ma quel succo stavolta non finì nella mia bocca, ma lo raccolsi con la mano e lo usai per lubrificarle l’ano.
Senza smettere di pomparla, le dissi: “Sei pronta?”
“Si! Si! Spaccami!”
Non me lo feci ripetere due volte e, anche lì, con un solo colpo, un po’ più forte, la inculai.

Urlò per il dolore stavolta, e un po’ di sangue le fuoriuscì dall’ano, ma non mi importava, volevo solo scoparla e schiaffeggiarle quelle enormi chiappe bianche come il latte.

In quel momento era solo la mia vacca da monta e poi, alla fine, anche lei riprese a goderne, smenacciandosi violentemente la passera sempre più bagnata.

Dopo un altro quarto d’ora di monta, le venni sulle natiche ormai rosse pomodoro e, stanco, le dissi: “Ok, accetto la tua proposta”.
Lo facemmo altre tre volte quella notte. Il mattino dopo ero nella mia nuova redazione, come co-direttore proprio assieme a lei. Perchè? Beh, il motivo principale fu che così avremmo condiviso l’ufficio e, ovviamente, il comodo divanetto al suo interno!

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